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Pernod con ghiaccio




Ah, quanto è bella Parigi!
Un confetto  laccato di rosa  che riflette  l’ovale  su  marmi d’ avorio.

 Circostanze impreviste mi condussero a Parigi.
Si percepisce chiaramente  che il cuore pulsante della gran cittadona respira ansimando   dal gradino più alto a quello più basso. L’epicentro cardiaco di transizioni  contrattuali, semi-nascoste in lucidi uffici od esibito nei bazar delle strade, in remoti angoli magrebini, nelle rues alberate di fascino
Poi  ci sono le immagini vagheggiate con sfondo nel mito ,  l’idea elaborata nel corso del nostro tempo passato.
L'ispettore Maigret che muove la pipa, le ombre TV di Belfagor che turbavano tanto fra i muri del Louvre.
Poi le macchine, tutte di marca francese, mischiate alla folla di quegli anni 70.
Impermeabili e minigonne con tanto di gambe e stivali a guardar le vetrine del lusso.
Per forza che poi allo sguardo curioso di un ragazzino queste cose diventano viaggio nel viaggio, ancor prima di andarci.
Perciò, organizzando l’archivio si ritorna a succhiare il confetto laccato di rosa, ed in fondo è ciò che vogliamo.
Con gambetta da prerogativa turistica si svela l'atmosfera illuminata e tardo romantica, da qui si raggiungono tutti gli approdi
A Parigi non mancano i riferimenti : Monumenti e statue a parlare di gesta, di vite vissute o gettate, comprese le teste mozzate.
Pittori e poeti squattrinati emergono  ai margini di facoltosi borghesi  in carrozza.
Vegetali e sculture marmoree consacrano  la pace eterna che  risiede a  Père-Lachaise ... finalmente si giunge nella vaga spirale dei sensi, immersi nel denso-liquido esistenzialista.
Ma la cosa buffa è che ognuno di noi in questo ambiente ritiene di essere unico,  cadiamo invece ignari nell’oblio degli stati d’animo turistici altrui ... mica uno scherzo.
Quindi, anch’io come pollastro spennato dal gallo sono entrato nella casistica del visitatore esistenzialista e consapevolmente triste.

Ramingo e solo per diletto, inoltre spaesato, a camminare lungo la Senna  senza una Lira in tasca, ma con i Franchi nell’altra.
Scrutare il lento fluire del fiume nell’echeggio poetico  dei versi d’Ungaretti, tra vortici verdastri  ed il largo flusso dolciastro solamente interrotto  dal  profondo gorgoglio centrale.
Di colpo cambiare l'ambiente per entrare a " Midnight in Paris "confuso fra le  bancarelle a gettare l'occhio nel grande inserto raffigurante Brigitte Bardot.







Infine, stanco e quasi sfinito di correr dietro al senso  della vita, giunsi nei pressi di un affollato caffè che aveva un tavolino libero all'esterno.

Mi accomodai, finchè venne il cameriere, senza esitazione ordinai un Pernot con ghiaccio ... " Mercì "
Di lì a poco l'uomo di bianco vestito tornò col vassoio, largo abbastanza per contenere molti spiccioli, depositando a sua volta il bicchiere verde- giallino sul tavolino. Una rivoluzione  al gusto d’anice saliva all’olfatto.
Con giocoso diletto roteavo a centrifuga il ghiaccio nelle pareti del bicchiere. L'atletica mossa del momento fece  ritornare lo stato d’allegria giocherellona , più di quanto potesse  l’alcool mescolato in soluzione d'anice.
Guardai a destra, poi a sinistra, Sartre era al
Café de Flore, Victor Hugo a Le Precope, potevo stare tranquillo a trastullare la cannuccia
A quel punto, con il nasetto all'insù diretto verso alla torre, bevvi con gusto il Pernod  pieno di ghiaccio.
Oh, com’è bella Parigi !



 










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